Il piano di ammortamento c.d. “alla francese”, stilato in regime di capitalizzazione composto, è illegittimo. Tribunale di Lucca, sentenza n. 476 del 10 giugno 2020.

Il piano di ammortamento c.d. “alla francese”, stilato in regime di capitalizzazione composto, è illegittimo. Tribunale di Lucca, sentenza n. 476 del 10 giugno 2020.

Numero Sentenza 476 Anno Sentenza 2020 Data Sentenza 10/06/2020

La sentenza del Tribunale di Lucca n. 476 del 10.06.2020 va segnalata per il fatto di affermare, in modo non equivocabile e, dunque, molto diretto e razionale, che in mancanza di specifiche previsioni contrattuali, non si può “ricostruire in modo univoco quale fosse il metodo di calcolo dell’ammortamento” e che in siffatti casi il metodo “da prendere in considerazione” cioè, “il regime di calcolo degli interessi, in assenza di specifiche previsioni in contrario”, è “quello della capitalizzazione semplice”.

Sotto il profilo dello strumento rimediale applicabile, per il Tribunale di Lucca “il contratto è dunque, in parte qua, nullo, con la conseguenza che il piano di ammortamento va ricalcolato, ex art. 117 7° co. lett. a) tub, conteggiando gli interessi al tasso bot minimo (trattandosi di operazione attiva)”.

Ne consegue che, solo apparentemente, l’intermediario è in grado di dimostrare che il TAN utilizzato per il calcolo del “monte interessi” e della “rata costante” del finanziamento è lo stesso rispetto al TAN indicato nel contratto di finanziamento medesimo, atteso che nasconde all’operatore retail di aver applicato nel calcolo del “monte interessi” e della “rata costante” il regime di capitalizzazione “composto”, in luogo di quello “semplice”.

Applicando, invece, il calcolo degli interessi in regime di capitalizzazione semplice, si può dimostrare che il costo complessivo del finanziamento e l’entità delle singole rate sarebbe stato sensibilmente inferiore, rispetto a quello di fatto praticato dall’intermediario, con l’ovvia conseguenza che il tasso di interessi di fatto applicato dall’intermediario finanziario – all’insaputa e con notevole sorpresa dell’operatore retail – è di fatto un tasso più alto rispetto a quello indicato nel contratto. Da qui la non corrispondenza dei tassi e la necessità del giudice di applicare, in presenza dell’indeterminatezza del tasso ultra – legale pattuito dalle parti, lo strumento rimediale previsto dall’art. 117 7° comma TUB o, in subordine, quello del tasso legale, ai sensi dell’art. 1284 3° comma c.c.

Allegato: Apri l'allegato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *